Bergamo, 31 marzo 06
Dietro il bilancio partecipato c’è l’inganno
Bruni delegittima le circoscrizioni
A Palazzo Frizzoni sono in vena di scherzi pesanti. Di solito le beffe si organizzano a Carnevale o al primo d’aprile (domani!): Bruni e kompagni, invece, si divertono a fregare i cittadini tutto l’anno. L’ultimo scherzo? Il bilancio partecipato. Cos’è? E’ lo strumento con cui la giunta vorrebbe coinvolgere i cittadini nella scelta degli indirizzi dell’amministrazione comunale. Un fine nobile (la Lega è sempre stata favorevole alla più ampia partecipazione popolare) che però, per come è stato concepito nei sinistri ambienti cittadini, si sta rivelando una colossale fregatura per tutti coloro che non la pensano come Bertinotti, Fassino e kompagni vari.
Secondo il progetto presentato
dal rifondarolo Morgano, a
cui Bruni ha regalato, per tenersi buoni, almeno per un po’, i turbolenti
alleati comunisti, la poltrona di consigliere delegato al bilancio partecipato,
vengono ufficialmente riconosciute le “assemblee di
quartiere”, “aperte a tutti i cittadini
del quartiere senza alcun meccanismo di delega o rappresentanza”, alle
quali “il Comune conferisce poteri
decisionali e non più solo consultivi”.
La maggioranza di centrosinistra, con questa “invenzione”, in pratica va a delegittimare i consigli di circoscrizione ufficialmente eletti dai cittadini a vantaggio di organismi che non hanno un minimo di rappresentanza. E allora, chi monopolizzerebbe queste assemblee? Certamente i comitati di quartiere, che, nella maggior parte dei casi sono “bracci” mimetizzati dei partiti del centrosinistra. Non a caso durante l’amministrazione Veneziani sono nati (o sono risorti dopo un lungo letargo) comitati e comitatini vari, guarda caso saldamente guidati da noti personaggi ulivisti. Come non ricordare il Comitato di Redona che per opporsi alla costruzione di una palestra (palestra, non una discarica o un inceneritore!) a margine del Parco Turani, invase il consiglio comunale a suon di insulti; o i Comitati ambientalisti di Colognola, scatenati contro la cittadella dello sport e, invece, supini nell’accettare la nuova Accademia della Guardia di Finanza e i 70.000 mc. di condomini nel Parco Ovest; o il Comitato di Campagnola, inferocito contro il traffico di via per Orio, e ancora silenzioso sulla possibilità che nell’ex Molini Moretti ci finisca l’ennesimo supermercato che porterebbe ancora più auto.
Si diceva della rappresentatività di queste assemblee di quartiere: è giusto che il voto democratico espresso dai cittadini venga delegittimato dando quasi più potere a questi personaggi che non si sa bene chi rappresentano se non sé stessi, piuttosto che ai consiglieri che sono stati regolarmente eletti? E’ giusto che gente che si è candidata, ma non ha avuto la fiducia degli elettori poi rientri nemmeno dalla finestra, ma addirittura dal portone?
Dico questo perché molti dei leader di questi comitati alle ultime elezioni comunali vi hanno partecipato, prendendo però una sonora trombata. Ecco qualche esempio: il comitato residenti di Borgo Palazzo si è presentato addirittura con un proprio candidato sindaco raccogliendo, in 30 candidati, “ben” 176 voti; Gianluigi Mologni, portavoce storico del Comitato di Campagnola, era in lista con l’Aratro ed ha ottenuto “ben” 17 preferenze (probabilmente neanche tutte nel suo quartiere); la lista Zaffanella, che, a detta del suo omonimo candidato sindaco (ora segretario provinciale dell’Udeur), rappresentava addirittura nove comitati cittadini (con 41 candidati), è stata votata da “ben” 297 elettori; a Redona alcuni esponenti di spicco del locale comitato, candidatisi in circoscrizione nel centrosinistra, hanno fatto una magra figura.
A tutto questo si aggiunga anche l’aspetto economico; questa pagliacciata ai cittadini bergamaschi costa, solo per la fase sperimentale che interessa i quartieri di Redona, Boccaleone, Colognola e via Quarenghi, ben 150.000 euro (60 mila di stanziamento a cui si aggiunge il costo dei due collaboratori previsti). Quanto costerà, allora, il bilancio partecipato quando interesserà tutta la città?
Peccato però che quando c’era da coinvolgere veramente tutta la popolazione, Bruni se ne è guardato bene dal farlo, respingendo la proposta di indire un referendum sulla localizzazione dell’Accademia della Guardia di Finanza a Grumello e prima ancora gioendo per non autorizzato sulla fusione Bas-Asm.
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