Bergamo, 24 marzo 06
Dalla giunta Bruni un altro regalo ai violenti del Pacì
Paciana
A
10 giorni dalle violenze di Milano il centrosinistra conferma il finanziamento
di ben 650.000 euro agli spaccavetrine orobici
Ormai Bruni & kompagni hanno perso ogni senso del pudore e hanno confermato il regalo di 650 mila euro (leggasi bene seicentocinquantamila, ovvero quasi un miliardo e trecento miloni delle vecchie lire!) per gli spaccavetrine rossi del Pacì Paciana.
Nelle ultime variazioni di bilancio, infatti, è stato confermato lo stanziamento miliardario per la ristrutturazione e la messa a norma del capannone di via Grumello 61, sede dei “democratici” e “pacifisti” nipotini di Stalin.
Un regalo che sommato ai 350 mila euro che l’ex sindaco Vicentini aveva speso per l’acquisto del capannone porta alla bella somma di un milione, tondo tondo, di euro per questi figli di papà travestiti da pseudorivoluzionari che si divertono a prendere a bastonate chi non la pensa come loro, a spaccare vetrine, incendiare auto, imbrattare muri e monumenti, occupare e devastare scuole, inneggiare a “10, 100, 1000 Nassiriya”.
Basterebbe già tutto questo a rendere sconcertante la decisione della giunta Bruni, se non che a rendere ancora più vergognoso questo finanziamento concorrono altri due gravi elementi.
In primo luogo, dopo la manifestazione di un anno fa, in cui i “paciani” sfilarono, al grido di “Riprendiamoci la città”, per le vie del centro di Bergamo, non sono ancora arrivate le scuse chieste ufficialmente dal sindaco e da tutto il consiglio comunale per le centinaia di migliaia di euro di danni per le centinaia di scritte sui muri e sulle banche, per le telecamere distrutte (90 mila euro di spesa!) e i tendoni dei bar incendiati. E a giudicare dall’arrogante “Noi non dobbiamo le scuse a nessuno, non facciamo gli infantili”, dichiarato mercoledì scorso al Corriere della Sera da uno dei portavoce del centro sociale, pare proprio che non ci sarà mai alcuna retromarcia dei democratici teppisti rossi per quello sfregio alla città.
Nonostante questo, Bruni non si è minimamente preoccupato di congelare il regalo di 650 mila euro ai kompagni del Pacì Paciana, anzi glielo ha confermato con una motivazione ridicola (“E’ un immobile di proprietà pubblica, va ristrutturato a prescindere da chi lo utilizza” ha detto il sindaco, dimenticando che strutture comunali da mettere a norma prima del centro sociale ce ne sono a decine, come scuole, impianti sportivi, biblioteche ecc.), riuscendo così, in un colpo solo, a delegittimare un impegno ufficiale del consiglio comunale e a darla vinta ai prepotenti e ai violenti.
Il secondo aspetto da considerare è la guerriglia urbana scatenata dagli autonomi sabato 11 marzo a Milano. A quella manifestazione dalla violenza pianificata, i cari kompagni del Pacì Paciana vi hanno aderito ufficialmente (la sera stessa, addirittura il programma del Centro Sociale prevedeva la proiezione di “video trasmissioni riottose -scontri, scontri, scontri”), così come ufficialmente hanno espresso la loro solidarietà agli arrestati. E la giunta rossa di Bergamo cosa fa a soli dieci giorni da quegli avvenimenti che hanno “violentato” Milano? Premia con 650 mila euro chi a quel corteo vi ha partecipato! Complimenti! Non è che alle prossime benemerenze (che la sinistra sceglie sempre in famiglia) ci troveremo un riconoscimento anche per il Pacì Paciana?
Un’ipotesi tutt’altro che
fantasiosa, visto che a difendere questi teppisti ora ci si mette anche lo
pseudopaladino della legalità, l’ex dc, ora pare convertito al rosso estremo,
Giuseppe Anghileri, il quale, unico a prendere la parola nella maggioranza, ha
avuto il coraggio di affermare che la spesa per il
capannone di via Grumello va bene perché è giusto “offrire un’altra occasione a questi giovani affinché si possano ravvedere”.
Scusa, Anghileri, non è che ti sei dimenticato di quel ravvedimento che stiamo
aspettando da più di un anno?
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