Bergamo, 8 settembre 06

 

Asm: Bruni la spara grossa, ma Brescia nemmeno ci ascolta

Ma dove sono i contributi della Fondazione Asm? A Bergamo solo le briciole

 

Con cosa aprire la nuova stagione politica? Di certo con la più divertente battuta dell’estate, quel “Anche noi vogliamo dire la nostra al tavolo tra Asm e Aem” pronunciata dal sindaco Bruni, quello che ha svenduto la Bas ai bresciani facendo sì che Bergamo contasse solo il 5 per cento all’interno della società del presidentissimo Renzo Capra.

Dicevamo della battuta degna del miglior Zelig: il sindaco di Brescia Corsini, facendo un gesto di carità, il suo collega orobico se l’è portato dietro al famoso incontro con Letizia Moratti, ma secondo voi come avrà reagito leggendo l’orgogliosa minaccia di Bruni? Come quando si guarda, appunto, un comico di Zelig: con una grassa risata!

E sì, perché per Brescia la “colonizzazione” della nostra Bas è stata davvero un bell’affare, alla faccia di quanto ha sostenuto, con un’altra esilarante battuta Roberto Bruni in occasione della presentazione del progetto del teleriscaldamento: “Dopo i 5 milioni di utili che abbiamo incassato quest'anno da Asm e dopo questa operazione da 69 milioni di euro tutta sul territorio, spero che da parte dei detrattori della fusione si abbia il buon gusto di smettere di parlare di svendita della Bas”.

Spieghiamo perché questa dichiarazione, apparentemente seria, è così divertente. Per quanto riguarda i 5 milioni di utile, Bruni si è dimenticato di precisare, primo, che la Bas per anni ha dovuto ammortizzare la perdita di oltre 5 milioni di euro per il disgraziato investimento in Argentina, andato poi a ramengo, voluto dal cda ulivista nominato dall’ex sindaco Vicentini; secondo, che per il teleriscaldamento ha operato a senso unico, cioè pensando più alla società in cui il Comune ha una partecipazione (per altro minima), piuttosto che ai cittadini.

Tutto il progetto del teleriscaldamento, infatti, è stato concesso in via esclusiva all’Asm (nonostante questa sia una spa a capitale misto, pubblico-privato) e senza alcun bando di gara, come, invece, hanno sapientemente fatto città come Novara e Cuneo, al fine di strappare condizioni migliori a vantaggio degli utenti e dei cittadini. Ancor più grave, inoltre, è la mancanza di uno straccio di convenzione e di contratto di servizio per il teleriscaldamento: un documento fondamentale per  non escludere l’amministrazione e il consiglio comunale nella determinazione delle dimensioni e della collocazione delle reti, le zone e gli utenti serviti, il numero e le dimensioni delle centrali di produzione, le condizioni economiche a cui il servizio di teleriscaldamento verrà fornito ai cittadini bergamaschi. Così, invece, chi decide in pratica è solo il presidente Capra. E con la prossima fusione tra Aem e Asm, che porterà il comune di Bergamo a dimezzare la già sua ridicola quota azionaria, scommettiamo che su Bergamo verranno calate diverse scelte dall’alto e magari ci ritroveremo i cassonetti rifiuti per strada, come a Brescia?

Volete un altro elemento che fa ridere i bresciani? La Fondazione Asm. Nella delibera di fusione Bas-Asm, il consiglio comunale di Bergamo aveva accolto, a larghissima maggioranza, un emendamento che prevede “di richiedere di inserire nei patti parasociali che parte del contributo destinato dalla società post-fusione alla Fondazione Asm per attività culturali e sociali sia ripartito in relazione al numero dei cittadini serviti dei rispettivi territori di Bergamo e Brescia, nonché l’inserimento di una rappresentanza di Bergamo nel Cda della Fondazione” e al tempo stesso si fissava come condizione tassativa per la fusione che fossero garantiti “finanziamenti straordinari della fondazione Asm per iniziative sociali e culturali sul territorio di Bergamo”. Preso atto che il bilancio della fondazione dovrebbe essere di oltre un milione e 700 mila euro, stando alle condizioni poste dal nostro consiglio comunale, a Bergamo dovrebbero spettare, in base al numero dei cittadini serviti, circa 646 mila euro (calcolato in base al rapporto percentuale tra i 187 mila abitanti di Brescia e i 117 mila di Bergamo). Quanto è arrivato dalla Fondazione, a quasi due anni dalla fusione? Spero di essere smentito, ma l’unica “donazione” riguarda l’acquisto di 30 condizionatori portatili per gli anziani, più o meno diecimila euro! E l’altro milione 280 mila euro? Evidentemente se lo tengono al fresco a Brescia! Tanto, il fido Bruni, il silenzioso Beppe Facchetti (colui che scalda la sedia di vicepresidente Asm) e il dormiente Carlo Salvioni (rappresentante bergamasco nel CdA della Fondazione Asm) non osano disturbare i manovatori bresciani Corsini e Capra! Guai, sarebbe lesa maestà!