Bergamo, 5 maggio 06
Bruni: l’unica via d’uscita sono le dimissioni
A
Palazzo Frizzoni dalla verifica niente di buono per il sindaco
Si ingarbuglia sempre di più la famigerata verifica di maggioranza a Palazzo Frizzoni. Il risultato elettorale in città, vantato come presunto successo sia da Rifondazione che dall’accoppiata Margherita-Ds, lo stesso risultato delle politiche che ha riconfermato, invece, che a Bergamo la Casa delle Libertà è nettamente in vantaggio, nonché gli ultimi capricci di qualche consigliere Ds (leggi Simone Paganoni) che, al grido di “O lui, o me”, minaccia le dimissioni immediate se sui banchi della giunta siederà l’attuale segretario provinciale di Rifondazione Marco Sironi, stanno rendendo ancora più spericolata la prova dell’equilibrista da circo, pardon, sindaco Bruni.
Chi ci perde in questa incerta situazione sono i cittadini bergamaschi, costretti, dai giochetti di potere interni al centrosinistra, ad una paralisi amministrativa quasi totale. Da quando, infatti, i kompagni hanno occupato le stanze del comando di Palazzo Frizzoni, Bergamo è ripiombata nell’immobilismo delle giunte Galizzi e Vicentini: non solo Bruni non fa quasi niente, ma quel poco che fa, lo fa male. Non a caso sono riusciti perfino a rovinare il Sentierone!
Per fortuna che,
a gennaio, al termine della prima puntata della sceneggiata sulla verifica di
maggioranza il sindaco aveva promesso che
“d'ora
in poi cercherò di guidare di più” minacciando che “è ora di finirla di tirare il sindaco per la giacca: è invece necessario
riconoscergli il suo ruolo”.
Purtroppo
per lui, Bruni sta dimostrando di avere proprio scarsa personalità e questo lo
hanno capito tutti, in primis i consiglieri di
Rifondazione; non solo al sindaco ora viene tirata la giacca molto più di
prima, arrivando quasi “a strappare le tasche”, pur di ottenere i due
assessorati che i rifondaroli pretendono (per fortuna
che loro dovevano essere una forza politica di ideali; che forse vogliano
cambiare il nome in Ripartizione?), ma in più sta perdendo considerazione tra i
suoi stessi sostenitori. Prima l’assessore Trussardi
lo bolla come un incapace, ora Morgano
gli ricorda sfacciatamente che “i
cittadini non hanno votato Bruni per la sua immagine, ma per un programma che affonda le proprie
radici in posizioni ben precise quali la mobilità, il no alla tangenziale est,
i parchi, i servizi sociali e il bilancio partecipato”.
Che
le idee anche sul programma non siano assolutamente
chiari nel centrosinistra lo dimostrano anche l’ultima intervista al segretario
provinciale dei Ds, Maurizio Martina, che afferma che
sulla “tangenziale est e sul nuovo Gleno
(altro “rospo” che Rifondazione non vuole ingoiare) non dobbiamo avere tentennamenti”, e la posizione contraria di
tutti i presidenti di circoscrizione, compresi quindi anche i tre dell’Ulivo,
sul bilancio partecipato.
A
questo punto cosa succederà? Da un lato è probabile che i figliocci del neo
presidente della Camera dei Deputati, non riusciranno a spuntare il secondo
assessore (vi ricordate quando durante la prima verifica i rifondandoli si
affrettarono a dichiarare “Non ci interessano le
poltrone, ma solo il rispetto del programma”? Devono aver cambiato idea!),
dall’altro se il sostituto del defenestrato Trussardi
fosse Marco Sironi molto difficilmente Simone Paganoni, così attacco al suo ruolo di consigliere comunale
e presidente di commissione, metterebbe in pratica la sua minaccia di
dimettersi immediatamente.
A
tutto ciò si aggiunga che su alcuni punti del programma (Accademia GdF, tangenziale est, nuovo Gleno, sviluppo dell’aeroporto di Orio al Serio)le divisioni sembrano proprio abissali.
In
una simile situazione di incertezza che porterebbe il
sindaco a non riuscire a fare alcuna scelta programmatica importante, tenendo
inoltre ben presente che Bergamo come si è visto non è certo una città di
centrosinistra, mi permetto di dare un umile consiglio a Bruni e compagni:
nella vostra lunga e complicata verifica mettete sul piatto un’altra ipotesi,
le dimissioni! Prendete atto che questa esperienza è
stata un fallimento e per il bene della città si vada a nuove elezioni.
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