Bergamo, 10
febbraio 06
Via la politica dal tribunale
Inaccettabili i banchetti per le firme antidevolution all’interno del palazzo di giustizia
“Il codice etico
dei magistrati pone al centro l’autonomia e l’imparzialità”. Queste parole,
pronunciate durante l’”imparzialissima” trasmissione
televisiva Ballarò sui Rai 3 dall’ex procuratore
Nazionale Antimafia Pierluigi Vigna e l’esortazione dell’Associazione Nazionale
Magistrati con cui “chiede con fermezza a
tutti di non coinvolgere strumentalmente la magistratura italiana nel confronto
e nello scontro politico elettorale” cozzano in modo evidente con il comportamento tenuto dalle sezioni di Bergamo di Magistratura Democratica e Movimento per la
Giustizia. Le due organizzazioni rappresentative di una folta schiera di toghe,
con l’appoggio di Cisl e Cgil,
infatti, con l’allestimento, all’interno del Tribunale orobico (e in quello di
diverse altre città), di un banchetto per la raccolta di firme contro la
riforma costituzionale della Devolution, di fatto hanno voluto buttarsi nella mischia.
E’ troppo facile
chiedere di non alimentare polemiche politiche sui magistrati e poi promuovere
un’iniziativa chiaramente di parte, come una petizione contro la riforma
federale dello Stato, sulla base di slogan come “ti invitiamo a dire NO per buttare a mare
questo pasticcio costituzionale”, “un
falso federalismo che mette in pericolo l’unità nazionale, colpisce elementari
diritti dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori, indebolisce i poteri
di importanti organi costituzionali”. Insomma è un po’ come pretendere di
avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Nonostante questa evidente contraddizione tra le dichiarazioni di
“neutralità” e “imparzialità” dell’Anm e le iniziative politiche antidevolution
portate avanti nei tribunali, è sconcertante il tono di alcune repliche alla
segnalazione che il sottoscritto ha inviato al Ministro della Giustizia in
merito proprio al banchetto allestito nell’atrio del Palazzo di Giustizia di
piazza Dante.
Denunciare “il più vivo stupore
e la più manifesta preoccupazione” per
la richiesta di far luce sulla vicenda, appellandosi “al diritto costituzionale” di promuovere referendum, dimenticando
però l’inopportunità di farlo in una sede che dovrebbe essere, come dice il
procuratore Vigna e come dovrebbe essere ovvio, imparziale e al di sopra delle
parti, dimostra o la mancanza di obiettività (e per un magistrato sarebbe
decisamente grave), oppure il desiderio di voler lanciare un chiaro segnale di sfida
alle forze politiche che sostengono la devolution (il
banchetto previsto all’esterno del tribunale di Genova spostato all’interno
dopo la polemica scoppiata a Bergamo, starebbe a dimostrare questa seconda
ipotesi).
Ma come può un
magistrato, uomo di legge e di equità, non capire che
non può, nel suo ruolo, ancor di più all’interno di un tribunale, invitare un
avvocato a prendere una posizione politica, considerato il ruolo di sudditanza
che un legale ha nei confronti di un giudice?
Perché, invece di farsi forza della loro posizione
predominante di magistrati, organizzazioni come Magistratura Democratica e
Movimento per la Giustizia non allestiscono in piazza, in mezzo alla gente, i
loro banchetti? E’ sempre normale e “imparziale” che a promuovere il banchetto antidevolution
all’interno del tribunale ci fosse un consigliere
comunale di Rifondazione Comunista?
Se, per caso, un rappresentate leghista dovesse essere giudicato, magari per
delle frasi o delle dichiarazioni politiche, da uno di quei magistrati che
hanno promosso e condiviso la raccolta firme anti devolution, che garanzie potrà avere di un processo equo e
imparziale?
Queste sono solo
alcune delle considerazioni che ho raccolto tra la gente comune a commento della vicenda e che forse qualcuno
che se ne sta chiuso nel suo palazzo sorvegliato non riesce nemmeno a porsi.
Chiudo con una
domanda a cui spero che qualche rappresentante delle organizzazioni che hanno
promosso il banchetto contro la devolution possa rispondermi: se l’associazione Giuristi Padani
(esiste!), insieme al Sindacato Padano, organizzasse un tavolo di raccolta
firme nell’atrio del tribunale, con tanto di volantini, per avere dei giudici
lombardi in Lombardia, la precedenza ai residenti nelle case popolari o a
favore del federalismo fiscale o qualsiasi altro cavallo di battaglia lumbard, avrebbero qualcosa da ridire?
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