Bergamo, 29 settembre 06

 

Ecco chi ha fatto l’imboscata in consiglio comunale sulla solidarietà al Papa

A questo punto va chiuso il già inutile e costoso Ufficio Pace voluto da Bruni

 

Il consiglio comunale di Bergamo, massimo organo rappresentativo della città di papa Giovanni, volta le spalle al Santo Padre e non riesce neppure a dare la propria solidarietà a Benedetto XVI. Che vergogna, come ha titolato L’Eco, ma come siamo caduti in basso, aggiungiamo noi.

L’aver fatto mancare il numero legale al momento del voto di una mozione, per altro concordata tra tutte le forze politiche (escluse Rifondazione e Verdi che avevano annunciato la loro volontà di non partecipare al voto), che esprime, o meglio esprimeva, “la solidarietà della comunità bergamasca a papa Benedetto XVI per gli attacchi subiti” e“il sostegno per il suo continuo impegno in favore della pace tra i popoli, tra le culture e tra le religioni” e impegnava il sindaco “a continuare nell’azione di sostenere e sodalizzare con chiunque si adoperi con il dialogo ad avvicinare le diverse culture e religioni”, rappresenta una vera e propria imboscata che offende tutti bergamaschi.

Non c’è però da sorprendersi troppo; questa è l’ennesima dimostrazione di come Bergamo sia in mano ad una banda di talebani rossi che fanno il bello e cattivo tempo all’interno dell’armata Brancaleone di Bruni. Visto che, però, in questa rubrica i peli sulla lingua non si sa nemmeno cosa siano, allora facciamo qualche considerazione con nomi e cognomi.

Innanzitutto va precisato che, per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione, nella riunione tra i capigruppo prima della seduta consiliare si era deciso, unanimemente, di mettere al voto il testo concordato senza discussione, proprio per dare quel valore aggiunto di compattezza di tutta la città su un tema così delicato. E invece, alcuni consiglieri hanno messo in atto l’imboscata. Vediamoli, allora, uno per uno.

Maurizio Morgano e Paolo Scanzi (Rifondazione): nel prendere fortemente le distanze dalla posizione dei due nipotini di Stalin, invasati di ideologia da “mangiapreti”, va quanto meno riconosciuto che la loro astensione è stata annunciata per tempo; dopo la furiosa polemica sul ruolo dei cattolici e della Curia a Bergamo, la guerra di Rifondazione contro la Chiesa quindi continua, anche senza Trussardi.

Roberto Bertoli (Verdi): potrebbe valere il discorso dei due rifondaroli, ma il verde ha l’aggravante, pesante, di essere uno dei due responsabili dell’Ufficio Pace del Comune di Bergamo. Un costoso (50.000 euro l’anno) e già inutile ufficio inutile che ora perde anche quella misera credibilità morale che poteva avere. Per questo la Lega ha chiesto che venga chiuso.

Claudio Crescini (Ds): nonostante non sia nuovo a questi exploit di integralismo rosso, il diessino dalla nuova chioma fluttuante poteva evitare le soddisfatte risate (viste personalmente) in compagnia di altri “franchi tiratori” subito dopo il flop in aula; tra l’altro il capogruppo dei Ds, Ongaro, nella riunione dei capigruppo non aveva minimamente avvisato di eventuali defezioni nel suo gruppo, in compenso, però, si era preoccupato di far sostituire, nella mozione, “Santo Padre” con “papa Benedetto XVI”.

Vanni Maggioni (Lista Bruni): è l’assenza più vergognosa; è uno di quelli che al momento del voto si è “nascosto in corridoio”, ma è anche il responsabile principale dell’Ufficio Pace. Ma come si fa a lasciare in mano un, per altro inutile, ufficio con un nome così altisonante a chi guarda solo alla Mecca e non riesce a concepire valori come “reciprocità”, “rispetto per tutte le culture” e non è in grado di capire il continuo impegno del papa “in favore della pace tra i popoli, tra le culture e tra le religioni”? Non è che Maggioni è forse preoccupato che Benedetto XVI gli porti via un po’ di lavoro?

Giuseppe Anghileri (Aratro): non sappiamo se effettivamente si è assentato per scelta o per impegni; di certo è comunque un consigliere che fa tanto fumo e pochissimo arrosto, con battaglie di parole che poi, molto spesso, si traducono in voti all’esatto contrario (vedi il suo voto contro lo stadio nuovo, dopo le sue ripetute lamentele sulla presenza del vecchio Comunale nel suo quartiere)

Ottavio Rota e Carlo Zavaritt (Lista Bruni): consiglieri silenziosi in aula, hanno avuto il loro momento di, triste, celebrità. Complimenti!

Sindaco Bruni: era assente giustificato, ma non sono invece giustificabili le sue sconcertanti dichiarazioni che a parte un flebile “dispiacere” giustifica il grave episodio come “frutto di coincidenze”, per poi mostrare tutto il suo scetticismo sulla mozione con l’affermazione “resta la mia perplessità sul portare in consiglio materia tanto delicate non di stretta competenza dell’istituzione”.

Un’ultima frecciatina: a L’Eco, oltre a gridare giustamente vergogna, però dovrebbero anche recitare un  “Mea culpa”. In fin dei conti Bruni e i suoi talebani rossi li hanno voluti anche quelli del “Viale”…

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