Bergamo, 20 gennaio 06
Se Misiani lascia
Bruni in difficoltà
Altro che verifica: la candidatura a Roma dell’assessore al Bilancio
modificherebbe gli equilibri
Altro che verifica di maggioranza, il problema più grosso per il sindaco Bruni, in termini di stabilità ed equilibrio sono le prossime elezioni politiche. Non certo in termini di voti, perché anche in caso di una supremazia del centrodestra, come si è visto ad esempio alle ultime regionali dove la Casa delle Libertà in città ha surclassato il centrosinistra, al di là di un paio di giorni di botta e risposta sui giornali locali tutto finisce lì.
Il problema vero per la maggioranza di Palazzo Frizzoni sono la quasi certa candidatura del mio amico e compagno di scuola (fa sempre figo dire “l’onorevole è un mio caro amico”) Antonio Misiani alla Camera per i Ds e quella possibile di Beppe Facchetti al Senato per la Margherita che libererebbe così la sua prestigiosa e lauta carica di vicepresidente dell’Asm a vantaggio di Valter Grossi.
Con la partenza del pluriassessore al Patrimonio, Società partecipate, Sicurezza, Vivibilità e Protezione civile, Trasparenza e comunicazione (Misiani) e di quello all’Urbanistica e alla Grande Bergamo (Grossi) si verrebbero a creare due grossi buchi nella giunta comunale molto difficili da riempire.
Se la verifica di maggioranza, infatti, si chiuderà sicuramente, dopo un po’ di teatrino, con una soluzione concordata, magari offrendo il contentino a Rifondazione Comunista dell’assessorato al Bilancio Partecipato (smentendo così che non era una questione di posti!), la partenza di un membro di giunta così di peso come Misiani (ogni allusione ai suoi quasi 100 chili è puramente voluto) che molto spesso, in questi 18 mesi di amministrazione, è stato in grado di equilibrare le forti tensioni interne al centrosinistra, potrebbe essere veramente destabilizzante per Roberto Bruni.
Qualcosa di simile l’ho vissuta in prima persona, da segretario provinciale della Lega Nord, quando, nel 96, fu eletto alla Camera il capogruppo del Carroccio in Provincia Giacomo Stucchi; il problema che emerse subito fu la difficoltà di sostituire l’allora giovanissimo consigliere leghista alla guida del gruppo lumbard senza perdere quell’equilibrio nel rapporto giunta-consiglieri che Stucchi garantiva. E di fatti, da allora iniziarono le tensioni con il presidente finto-leghista (l’ho detto e oggi lo ripeto) Cappelluzzo visto che a capogruppo fu scelto, sbagliando, dagli stessi consiglieri padani uno che, invece, di bilanciare tra Movimento e Giunta, si spianò totalmente al servizio del presidente.
Preso atto che all’interno dei Ds non si vede una figura in grado di sostituire
l’assessore al Bilancio, il sindaco ha due soluzioni: o un “rimpastone”
di deleghe in giunta, facendo così spazio anche agli affamati di poltrone
dell’Italia dei Valori (per loro l’ideale sarebbe quello alla “Famiglia”, visto che c’è sempre la moglie di Antonio Di Pietro in lista
d’attesa), oppure potrebbe rimangiarsi per l’ennesima volta la parola, perdendo
così quel poco di credibilità che gli è rimasta, per quanto disse al varo della
sua giunta: “Chiederò
agli assessori tre cose: di lavorare tendenzialmente a tempo pieno, di
garantire la propria disponibilità per l'intero arco del mandato e di lasciare
eventuali cariche di vertice all'interno dei partiti. In caso contrario, si
creerebbero delle contraddizioni inevitabili”.
Il
“trasloco” di Misiani a Roma, di fatto, porta a
smentire tutte e tre queste indicazioni: il tempo pieno, ovviamente, essendo a Montecitorio da martedì a giovedì, è impossibile; la
disponibilità per l’intero arco del mandato, è l’ex segretario Ds che non l’ha rispettata (ma lo si
può pure comprendere, vista l’occasione d’oro della sua vita, ma comunque non
ha rispettato la parola data); sul cumulo di cariche, anche se non si tratta di
un incarico di partito, quella di deputato è sicuramente più impegnativa di
quella di segretario di partito.
L’eventuale
partenza di Valter Grossi, invece, farebbe felici quelli di Rifondazione, che
vedono nell’assessore all’Urbanistica, promotore dell’inversione sulla
tangenziale est e sull’insediamento dell’Accademia della Guardia di Finanza nel
Parco Agricolo, uno dei principali avversari all’interno della coalizione. Questo aspetto, di fatto, potrebbe sbilanciare
la giunta a sinistra, rendendo la maggioranza di PalaFrizzoni
ancora più sclerotica di quanto è già oggi. Bergamo, ormai, più che un sindaco
pare abbia eletto un equilibrista di un circo che
pensa solo a stare in piedi sulla corda traballante anche se la città, sotto di
lui, è in continuo degrado.
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