Bergamo, 3 novembre 06

 

Cimitero islamico: così Bruni trasforma Bergamo in Casablanca

Insegna Coop e architettura araba i biglietti da visita della città. Vergognoso

 

“Il nuovo cimitero islamico si vedrà proprio dall'ingresso dell'autostrada, arrivando a Bergamo”, parola di Mohamed Saleh, vicepresidente del Centro Islamico di via Cenisio.

Ecco quindi che si arriva alla quadratura del cerchio disegnato dalla sinistra giunta Bruni riguardo al biglietto da visita della città da offrire a chi vi arriva in auto. Prima, infatti, il sindaco socialista, anche se ora sarebbe più adeguata una definizione social-comunista-islamico, toglie i cartelli Bèrghem all’ingresso della città, perché “rappresentano un segno di chiusura”; poi nei giorni scorsi dà il via alla variante urbanistica di via Autostrada (a proposito, ma Rifondazione che aveva contestato l’ennesima cementificazione si farà comprare ancora con qualche altro fantasioso “assessorato” corredato da segretarie, telefonini e computer portatili?) che prevede, tra gli altri, anche un supermercato di 2500 metriquadrati con tanto di insegna della Coop (in pratica, neanche fossimo nel cuore dell’Emilia più stalinista, il primo cartello che gli automobilisti troveranno dopo essere usciti dal casello e aver imboccato il rettilineo che porta all’incrocio con via Carnovali sarà proprio quello della cooperativa rossa per eccellenza).

Ed ora, ecco, il tocco islamico, con questo cimitero “realizzato con una bella architettura in stile arabo”, come annunciano con entusiasmo dalla moschea di via Cenisio, ben visibile dall’autostrada. Il piatto dello “chef” Bruni, dunque, è servito: se prima Bergamo era considerata una città dall’animo profondamente cattolico e fortemente legata alle proprie radici culturali e linguistiche, ora ai visitatori offre come porta d’ingresso, un esempio di architettura araba e un simbolo del Pci-Pds-Ds come la Coop. In fin dei conti, possiamo dire che aveva ragione Misiani quando diceva “Bergamo non è Reggio Emilia”; infatti sono andati molto oltre: vogliono trasformarla in una Casablanca, però comunista.

Nel frattempo che la nostra città viene stravolta in nome di Allah e Marx (strano connubio), a Palazzo Frizzoni giocano a fare i grandi statisti e si lanciano in operazioni di grande diplomazia interreligiosa. Sotto la regia dell’inutile Ufficio della Pace, che i contribuenti orobici mantengono con 50 mila euro l’anno, hanno organizzato un incontro tra la sezione bergamasca dell’Associazione Italia-Israele e il Centro Islamico di via Cenisio (i maligni sostengono che sia un’iniziativa del consigliere Paganoni, membro del sodalizio filo israeliano, solo per poter apparire sui giornali). Da ridere il contorno: la giornalista de L’Eco, pensando di scrivere da Bagdad o Tel Aviv, apre il suo articolo con “Il riserbo è fitto, ma qualcosa filtra comunque” in merito a questo documento di pace da cui dipenderebbero i destini del mondo.

Sapete, cari megalomani kompagni, qual è il pensiero del cittadino comune: “Bruni e soci non concludono niente, quel poco che fanno è l’opposto di quanto promesso in campagna elettorale, cementificano la città, si mangiano i parchi e ora, invece di dare una svolta concreta e seria al loro mandato, si divertono a trasformare Palazzo Frizzoni nel Palazzo di Vetro o magari in Camp David”. Non è che Paganoni, quando avrà finito di perdere tempo nelle sue puerili statistiche, proporrà di piantare 192 pennoni in piazza Matteotti per far sventolare la bandiere di ogni stato aderente alle Nazioni Unite?

Bruni, piuttosto, si preoccupi di non ricevere continuamente con tutti gli onori i rappresentanti di una moschea che aderisce all’Ucoii. Ci permettiamo di ricordare al sindaco che l’Ucoii è un’organizzazione manipolata dal movimento “Fratelli mussulmani” che mira a costituire una  un’entità islamica in seno allo Stato italiano. In sostanza in Italia i centri islamici dell’Ucoii, si pongono come interlocutori verso le istituzioni, magari facendo la bella faccia e i moderati, ma nella sostanza puntano ad espandere il più possibile le usanze islamiche, fino all’applicazione della shari’a nell’ambito del diritto familiare. Per ricordare cos’è il diritto familiare musulmano, è sufficiente ricordare la povera Hina?

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