Bergamo, 17 marzo 06

 

A PalaFrizzoni il nepotismo dilaga

Il comandante Chizzolini assume la figlia e Federconsumatori lo difende!

 

A Palazzo Frizzoni il virus del nepotismo sta ormai diventando un’epidemia. L’ultimo “contagio” riguarda il comandante della Polizia Locale e Dirigente della Direzione Sicurezza e Servizi Demografici, Massimo Chizzolini, che per potenziare in vista delle elezioni l’ufficio elettorale ha provveduto all’assunzione temporanea di sette impiegati, tra cui la figlia.

E’ chiaro, a questo punto, che hanno fatto scuola i precedenti di Roberto Cremaschi, cognato dell’assessore Carlo Fornoni e del consigliere dei Verdi Roberto Bertoli, assunto come superdirigente dell’Agenzia Comunicazione, dell’architetto Stefano Spagnolo, fratello di Roberto Spagnolo, candidato con la Lista Bruni e consigliere di Porta Sud (dopo la svendita della Bas è la società di Palazzo Frizzoni strategicamente più importante, visto che si occuperà dello sviluppo urbanistico dello scalo merci), a cui è stato affidato l’incarico della ristrutturazione del Centro Anziani di Longuelo e di tutte le decine di nomine e incarichi assegnati ad amici, simpatizzanti, militanti  del centrosinistra, senza dimenticare il fallito tentativo di Antonio Di Pietro di piazzare la moglie come assessore.

Non che a livello nazionale nell’Unione siano da meno, viste le candidature al Parlamento delle mogli di Fassino e Bassolino nei Ds e del fratello di Pecoraro Scanio nei Verdi, ma certo a Bergamo ci si poteva aspettare un comportamento moralmente più elevato.

Ma ciò che sorprende e sconcerta di più non è solo la perseveranza di questo malcostume a Palazzo Frizzoni, ma la difese e le giustificazioni che si levano dagli ambienti del centrosinistra. L’ultimo ad ergersi ad avvocato d’ufficio è stato il segretario di Federconsumatori, Umberto Dolci, che, in un comunicato stampa, ha voluto prendere le difese di Chizzolini. E’ proprio singolare che colui che dovrebbe tutelare i diritti, in primis di uguaglianza!, dei cittadini e che dovrebbe battersi contro i favoritismi, le raccomandazioni, gli abusi, le truffe, se ne esca con frasi come “la Persona assunta per svolgere un determinato tipo di lavoro, aveva le caratteristiche richieste per ricoprire l’incarico? L’assunzione per chiamata nominale era legittima? Se le risposte  sono affermative, non vedo dove sia lo scandalo”.

Caro signor Dolci, capisco la volontà di lanciare un salvagente ai suoi kompagni di Palazzo Frizzoni (ricordo che Federconsumatori fa capo alla Cgil), però ritengo che visto il suo ruolo dovrebbe avere maggiore considerazione della questione morale. Se uno nella sua posizione giustifica un simile favoritismo, allora, mi scusi, ma le sue denunce perdono molta credibilità. Possibile che Lei non riesca a capire che lo scandalo sta nel fatto che certe selezioni non vengono valutate in base alle capacità di una sua persona, ma in base allo stato famiglia o alla tessera di partito? Ma se un ragazzo con gli stessi requisiti della figlia del comandante, rimasto escluso da questo incarico, si rivolgesse a Federconsumatori per denunciare la “strana” selezione, cosa gli direste? Che era legittimo e opportuno che il dirigente del servizio demografico assumesse la figlia?

E ancora, se fosse stato tutto così moralmente corretto, perché non appena è stato sollevato il caso la figlia del comandante ha rinunciato all’incarico? E come mai sarebbe stata cambiata in fretta e furia la determina di assunzione dei sette impiegati dell’ufficio elettorale, sostituendo il nome della sig.na Anna Chizzolini, anziché, come è prassi (e legge!), predisporre una nuova determina di modifica della precedente? (Forse qualcuno pensava che sarebbe sfuggita questa disperato tentativo di salvataggio in corner?)

Comunque, per dovere di cronaca, mi permetto di far notare a Federconsumatori (e non solo) che assumere la figlia in Comune non è solo inopportuno, ma anche una palese violazione al Decreto del Presidente del Consiglio del 28 novembre 2000 “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni” in particolare agli articoli 2 (“Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi”) e 6 (“Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero dei suoi parenti entro il quarto grado o conviventi”).

www.danielebelotti.net