Bergamo, 3 febbraio 2006
Stadio Bortolotti, è ora di decidere
Nonostante le promesse l’intitolazione dello
stadio è ferma da un anno; Rustico dove sei?
Stavolta scippo il “domandone” rivolto all’assessore allo Sport Fabio Rustico, a cui l’ex terzino non ha voluto rispondere, sull’intitolazione dello stadio Comunale ad Achille e Cesare Bortolotti.
E’ passato esattamente un anno da quando il sottoscritto presentò un ordine del giorno per dedicare ai due grandi presidenti atalantini l’impianto di Viale Giulio Cesare. In quell’occasione il latifondista di Pantelleria (il riferimento è alla tenuta agricola che Rustico possiede nell’isola del Canale di Sicilia) fece propria la mia proposta (per altro non nuova; già in passato varie personalità ne avevano parlato pubblicamente) rilanciandola con grande enfasi sui giornali.
“Voglio intitolare lo stadio ai Bortolotti” disse a L’Eco di Bergamo il 10 febbraio di un anno fa. Da allora non se ne è saputo più nulla, nonostante su questa proposta si lanciò a capofitto anche il duo Gianni e Pinotto della politica nostrana, alias il segretario provinciale dei Ds Maurizio Martina e quello cittadino Matteo Rossi, sbandierando addirittura una raccolta firme a favore della nuova denominazione.
Per rispetto verso i tanti tifosi pro Bortolotti, è arrivato il momento di raccontare come stanno realmente i fatti. Subito dopo la presentazione dell’ordine del giorno, io, Franco Tentorio e, appunto, Rustico abbiamo fatto un sondaggio tra i capigruppo per capire il loro gradimento al fine di evitare, una volta al voto, un’eventuale bocciatura in aula che sarebbe stata inaccettabile nei confronti della memoria di Achille e Cesare.
Sorvolando su quel rappresentante radical-chic di sinistra che ha risposto con un “Bortolotti chi?” a dimostrazione di come considerano, dall’alto del loro snobbismo da salotto, l’Atalanta, uno dei simboli per cui Bergamo è conosciuta nel mondo, tutte le forze di maggioranza si sono trincerate dietro ad un “dobbiamo valutare”.
E’ passato il quindicesimo anniversario della scomparsa di Cesare, che cadeva il 6 giugno scorso e si è persa l’occasione della prima partita interna di campionato, ormai è certo che il Comunale, con o senza ristrutturazione, sarà lo stadio dei bergamaschi anche per il futuro remoto e intanto si è ancora in attesa della “valutazione” del centrosinistra.
A mettere il bastone fra le ruote al cambio di denominazione paiono esservi proprio il sindaco e il suo “bocia” Crivelli, visto che entrambi, oltre a Gianfranco Baraldi (l’unico dichiaratamente contrario nel centrodestra), facevano parte della giunta comunale che nel 1994 intitolò lo stadio agli “Atleti azzurri d’Italia”.
A loro supporto è sceso in campo anche l’ex sindaco Galizzi, quello che primeggia, a furor di popolo, nella classifica dei peggiori sindaci di Bergamo (Bruni, comunque lo sta inseguendo a ruota). Con la sua nota antipatia e arroganza, il burbero Galizzi ebbe il coraggio di dire, a commento della proposta, frasi come “Dobbiamo dedicarlo ai Bortolotti che non tiravano fuori una lira per lo stadio?”, “A Bergamo non c’è solo l’Atalanta” (ma al Comunale, parentesi Alzano Virescit e Albinoleffe a parte, ci gioca solo la Dea), “Il nome Atleti azzurri d’Italia non lo usa nessuno? Il mondo è pieno di stupidi e ognuno si qualifica per quello che è. Del resto c’è ancora qualcuno che lo chiama stadio Brumana”. (Deo gratias, Galizzi si è ritirato dalla politica).
A questo punto non si può più far finta di niente; il 28 maggio (a pochi giorni dalla ricorrenza della scomparsa di Cesare) l’Atalanta giocerà l’ultima partita della stagione, in uno stadio, lo speriamo tutti, in festa. Vogliamo lasciarci sfuggire un’altra occasione per dare la giusta riconoscenza alla famiglia Bortolotti per quello che ha fatto, in ben 22 anni di presidenza, per la Dea e per Bergamo? Ora però l’assessore Rustico, che in questa faccenda ci ha messo la faccia, deve far valere non solo il suo peso politico, ma soprattutto il suo orgoglio. L’ex difensore dopo essere stato usato da Bruni in campagna elettorale per accalappiare voti, umiliato dalla giunta per il taglio della pista di pattinaggio (la vera vetrina del suo assessorato), fregato dal suo collega Fusi per l’organizzazione degli scandalosi festeggiamenti di Capodanno, insultato dall’estrema sinistra per le iniziative a Sant’Agostino, deve assolutamente picchiare i pugni ed imporre, visto che di crediti da riscuotere ne ha una sfilza, l’intitolazione dello stadio.
Caro Fabio, ricorda che in politica, come in campo, la considerazione te la guadagni facendoti rispettare e non certo facendoti calpestare.
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