Bergamo, 16 febbraio 07

 

Dopo le Foibe, ora a sinistra si metta fine alla guerra del 25 aprile

Bruni alla festa della Liberazione, liberi il corteo dalle bandiere di partiti e sindacati

 

In questi giorni si è fatto un gran parlare della condanna da parte del presidente della Repubblica dell’eccidio di migliaia di giuliano dalmati da parte dei “Titini” jugoslavi e dei vergognosi cinquant’anni di silenzio che hanno nascosto questo massacro comunista.

Le parole del “rosso” Napolitano suonano un po’ come un’ammissione di colpe da parte della sinistra italiana che ha volutamente taciuto per oltre mezzo secolo sulle Foibe, arrivando perfino a censurare questo scomodo capitolo di storia dai libri di scuola. Il gesto del Quirinale ha ricevuto gli apprezzamenti di tutto lo schieramento politico che, compatto, ne ha preso anche le difese dall’attacco del collega croato Stipe Mesic. Insomma, un bel gesto di onestà storica.

Dalla giornata del Ricordo, alla Festa della Liberazione. Però in ambito locale. Stavolta ci portiamo avanti, con due mesi d’anticipo, prendendo spunto da una recente lettera di un ex capo partigiano della Brigata Giustizia e Libertà, l’ingengner Mino Bartoli, con la quale ha rifiutato un riconoscimento perché “si tratta di un dono inflazionato” preferendo, invece, “la considerazione degli Alleati Inglesi”. La lettera (ce n’è traccia solo su Il Bergamo) non manca di stilettate verso i partigiani comunisti e verso la benemerenza cittadina concessa nel 2005 al presidente provinciale dell’Anpi Salvo Parigi e a quello del Comitato Antifascista, nonché padre del sindaco Eugenio Bruni. Il primo, scrive Bartoli, “all’inizio del conflitto era un ragazzo di 16 anni e non ha mai fatto il partigiano, anche se oggi va nelle scuole a dire che faceva parte di una Brigata di Giustizia e Libertà”; del secondo, invece, l’ex comandante (vero!) partigiano precisa: “La notte nella quale suo padre e suo zio provvidero ad imbrattare la lapide di Mussolini, io ed un altro giovane sui muri della Casa del Fascio, con vernice nera, avevamo scritto “Abbasso il Duce e abbasso il fascismo”. Fatto che consideravo una ragazzata e non certo un atto di valore da essere premiato con medaglia d’oro”.

Ma l’ingegner Bartoli è stato protagonista un anno fa anche di un gesto che Bruni e tutta la sinistra dovrebbe prendere ad esempio: lui scampato all’esecuzione da parte dei fascisti ha incontrato per stringergli la mano in segno di concordia Italo Pilenga, a cui, dopo il 25 aprile, furono uccisi ad Urgnano il padre, due zii, un prozio e un cugino, tutti fascisti.

I crimini dei partigiani comunisti denunciati da Bartoli (“Gente indegna, squadracce dell’ultimo momento che di partigiano aveva ben poco; furono vendette di paese volute dalla minoranza comunista più dura”) e ancor di più dalle pubblicazioni di Giampaolo Pansa, non possono restare solo delle urla nel silenzio. Sarebbe davvero importante che Bruni, proprio per la sua storia politica e familiare, aprisse a un 25 aprile diverso, nel segno della riappacificazione e della concordia. Del resto non si può inneggiare alla convivenza tra serbi e albanesi in Kosovo, come ha fatto il sindaco in occasione della sua visita a Pec per il progetto “Bergamo per il Kosovo”, e poi, in casa nostra, persistere ad alzare ancora gli steccati per una guerra terminata 62 anni fa e  non si può istituire un costoso Ufficio Pace che predica fratellanza con tutti, ma non con chi 62 anni fa ha combattuto dalla parte sbagliata.

Sindaco, ha ancora tempo per pensarci, ma quest’anno faccia uno sforzo evitando frasi come “La guerra civile tra il 1943 e il 1945 non ha bisogno di interpretazioni bipartisan. La storia ha già giudicato” e “Se i morti sono tutti uguali e uguale è la pietà che loro è dovuta non sono uguali i motivi per cui sono caduti” e non bolli come “letture semplicistiche, indifferenziate e falsamente pacificatorie” ed “immagini edulcorate” chi vuole portare un po’ di pace in questo capitolo nero della nostra storia.

E allora le faccio due proposte. La prima: il 25 aprile è la festa di tutti, quindi faccia in modo che non vi siano bandiere di partiti e sindacati, ma unicamente il tricolore alla sfilata. La seconda: nelle prossime benemerenze premi con una medaglia d’oro l’ex capopartigiano Mino Bartoli, ma non per il suo impegno nella Resistenza o per la donazione di alcuni cimeli al Museo Storico, bensì per quella stretta di mano con il figlio di un gerarca fascista a cui è stata sterminata la famiglia. Secondo noi non la rifiuterà!